La scoperta della diffusione di immagini intime su un gruppo Telegram, tra persone della propria cerchia su WhatsApp o su un profilo social, o di video pubblicati senza il proprio consenso su piattaforme online, oltre a non essere piacevole, fa nascere la sensazione di essere violati nella propria intimità.
L’impatto al momento della scoperta è complesso, la prima reazione è caratterizzata dallo shock e dall’incredulità per quello che sta succedendo, ma subito dopo purtroppo si avvertono sentimenti di smarrimento, di vergogna, di paura. E soprattutto ci si sente completamente soli, non si sa a chi rivolgersi e anche solo parlarne con un amico o un familiare è così umiliante da far cadere immediatamente l’idea.
La prima cosa da sapere è che in questa situazione non si deve agire da soli né sentirsi abbandonati a sé stessi, perché la diffusione di contenuti intimi, che questi siano stati recuperati da una conversazione privata, condivisi da un fidanzato o da un ex compagno o presi da un profilo OnlyFans, è un reato grave, la cui responsabilità è esclusivamente di chi lo ha commesso.
Non sei tu ad aver sbagliato, non è colpa tua se qualcuno ha tradito la tua fiducia o dopo aver avuto accesso al tuo profilo OnlyFans, ha deciso di far circolare materiale intimo, usandolo per scopi privati, per lucrare sui contenuti a livello economico, per molestarti o, peggio, per minacciarti al fine di estorcerti denaro o di detenere potere all’interno di una relazione.
Se stai attraversando un momento molto complicato a livello emotivo, se non sai a chi chiedere aiuto per vergogna o per paura, se pensi di essere solo e di non poter fare altro che pagare o sottostare a quanto è successo, noi siamo qui per dirti che non è così e che hai tua disposizione diversi strumenti per ottenere la cancellazione dei contenuti, ma anche per denunciare l’accaduto e il responsabile (se sai chi è o se si riesce a rintracciarlo con indagini accurate), con professionisti che possono seguirti nel recupero di tutte le prove, nel massimo della privacy, per sporgere denuncia.
Essere vittima di revenge porn: cosa significa
L’espressione revenge porn indica la pubblicazione o l’invio di video o foto sessualmente espliciti, nati per essere privati, ma diffusi senza il consenso della persona ritratta. A partire dal 2019, inoltre, il Codice Rosso ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-ter, che punisce la condotta con la reclusione da uno a sei anni, oltre che con una multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica anche a chi riceve i contenuti e li inoltra a sua volta con l’intenzione di danneggiare la tua immagine.
Nella maggior parte dei casi, la diffusione di video intimi privati che integra il reato di revenge porn deriva da una “vendetta” messa in atto da un ex partner, un ex compagno o marito, o persino da qualcuno con cui si ha una relazione in corso. Le dinamiche della diffusione illecita di questi contenuti superano i confini della ritorsione a livello affettivo, e spesso la diffusione viene usata per umiliare la persona solo perché si è “ribellata” a una relazione tossica oppure ha scelto di lasciare il partner, qualunque sia il motivo.
In Italia, secondo quanto riportato da Wired, sono 2 milioni le persone vittime di revenge porn, il 70% di queste sono donne e il 30% uomini, mentre il 13% del totale, trasversale a entrambi i gruppi, appartiene alla comunità LGBT.
Questi numeri fanno emergere un quadro negativo, evidenziando come la legge non sia un deterrente abbastanza efficace per chi commette il reato. Non solo, dalla ricerca è emerso come, nonostante la denuncia sia l’azione migliore che si possa fare per riuscire a proteggersi, ci sia uno scetticismo diffuso nel perseguire questa soluzione.
Le vittime femminili, nella maggior parte dei casi, cercano di mediare direttamente con l’autore del reato per convincerlo a rimuovere il contenuto, sottostando spesso a successivi ricatti morali. Lo stesso vale per le vittime maschili, che però spesso si vergognano a denunciare anche per paura di essere esposti a una situazione che porti a prese in giro poco lusinghiere o che, per gli appartenenti alla comunità LGBT, richieda di fare coming out.
Vergogna, paura e ricerca di mediazione con l’autore del reato, in ogni caso, non dovrebbero impedire di denunciare, perché la denuncia, insieme alla rimozione dei contenuti, sono tra gli strumenti più importanti a propria disposizione per riuscire a ottenere giustizia e liberarsi dei contenuti diffusi, senza paura di successive ritorsioni, molestie o richieste di denaro.
Il fenomeno della sextortion e delle truffe sentimentali online
Un altro fenomeno che si verifica principalmente online e che purtroppo colpisce anche giovani e adolescenti è la sextortion, che deriva in molti casi da una truffa sentimentale online. In questi casi chi c’è dietro la truffa prima crea un rapporto di fiducia con la vittima, mediante chat e messaggi costanti, instaurando in alcuni casi una vera e propria relazione affettiva a distanza. Dopo aver raggiunto il giusto livello di fiducia arriva la richiesta di video e di immagini intime, facendo leva sulla vulnerabilità della vittima che, pensando di avere un rapporto intimo con questa persona, giustamente le invia, fidandosi del fatto che chi le riceve le terrà per sé.
Purtroppo nella sextortion non è così, perché una volta ricevute le foto il truffatore minaccia di diffondere questi contenuti online a meno che la vittima non gli dia dei soldi. Questa condotta non è mai giustificabile, e pagare non è mai la soluzione definitiva, perché le richieste arrivano continuamente e sempre più insistenti, facendo aumentare la paura, l’ansia e la sensazione di essere in trappola e senza via d’uscita. Ma una via d’uscita si può trovare con il supporto di indagini professionali, denunciando l’accaduto e chiedendo, ove necessario, l’intervento della Polizia Postale.
Nel caso in cui il reato sia rivolto a un minore o a un adolescente, la situazione si aggrava e porta con sé conseguenze penali ancora più pesanti per il responsabile, perché le immagini intime di una persona minorenne rientrano nella pornografia minorile e chi le ottiene, le conserva o minaccia di diffonderle può rispondere di reati gravi, perseguibili d’ufficio anche senza la querela della vittima.
In queste situazioni conta molto che il ragazzo o la ragazza trovi la forza di parlarne subito con un genitore o con un adulto di fiducia, senza il timore di essere rimproverato, perché non ha colpe e non deve sentirsi in imbarazzo.
È inoltre molto importante interrompere ogni contatto con il ricattatore, conservare le conversazioni senza cancellare nulla e rivolgersi tempestivamente alla Polizia Postale, che ha competenze specifiche nella tutela dei minori online, per fermare il ricatto e proteggere le immagini prima che vengano diffuse.
Cosa fare quando i contenuti OnlyFans vengono diffusi senza consenso
Le immagini e i video che sono pubblicati tramite il proprio profilo privato su OnlyFans non possono e non devono diventare virali o essere diffusi senza il consenso di chi li ha creati, né possono essere pubblicati su piattaforme destinate al consumo di contenuti per adulti esterne o essere inviati mediante app di messaggistica privata.
Essere un creator su OnlyFans, anche nel caso in cui si vendano o producano video e foto per i propri fan e clienti, non giustifica in alcun modo la diffusione del materiale senza consenso. Se ti trovi in questa situazione, devi sapere che hai il pieno diritto di difenderti e che nessuno può usare la tua attività lavorativa per sminuire quanto ti sta succedendo.
Il consenso alla diffusione dei tuoi contenuti riguarda un pubblico preciso, quello che ha accesso alla piattaforma e paga per visualizzarli, ma questo non rende nessuno proprietario di quel materiale, né gli dà il diritto di pensare di poterlo usare per altri scopi solo perché si creano contenuti per adulti. Sul piano personale puoi pensare che, facendo quest’attività, tu non abbia modo di proteggerti dalla diffusione illecita di contenuti personali e immagini intime. Ma non è assolutamente così: hai diritto a difenderti, recuperare prove e sporgere denuncia.
A livello penale, la diffusione dei tuoi contenuti fuori dalla piattaforma può costituire reato: a seconda del caso può rientrare nella diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite prevista dall’articolo 612-ter, nel trattamento illecito di dati personali o nelle violazioni penali del diritto d’autore, e sarà un avvocato a individuare l’ipotesi più adatta, oltre a valutare la richiesta di risarcimento del danno.
In questi casi puoi contare anche sul diritto d’autore: in quanto titolare dei contenuti hai la possibilità di inviare richieste di rimozione per violazione del copyright, le cosiddette notifiche DMCA, ai siti che li ospitano, ai servizi di hosting e a Google, e le principali piattaforme in abbonamento offrono ai creator procedure per segnalare i contenuti sottratti. Il timore di essere giudicati spinge spesso chi lavora su queste piattaforme a lasciar perdere, soffrendo in silenzio, mentre le forze dell’ordine e i professionisti che seguono questi casi sono abituati a trattarli con la stessa serietà riservata a qualsiasi altra violazione della sfera intima, perché il tuo lavoro non può essere una giustificazione per chi sta commettendo un illecito.
Come raccogliere prove della diffusione di immagini intime
Prima di chiedere la cancellazione di qualsiasi contenuto devi metterlo al sicuro, perché una volta rimosso dalla piattaforma potrebbe diventare molto difficile dimostrare che è stato pubblicato, da chi e per quanto tempo è rimasto visibile. Tornare a guardare quel materiale può essere doloroso, e se ti è possibile puoi farti aiutare da una persona di fiducia, ma le prime ore sono quelle in cui le tracce sono più facili da recuperare.
Per una prima documentazione, che potrai poi integrare con l’aiuto di un professionista, conviene seguire alcuni passaggi in quest’ordine:
- fai screenshot completi della pagina, in cui si vedano l’indirizzo web, la data, l’ora e il nome del profilo o del canale che ha pubblicato il contenuto;
- salva i link diretti ai post, ai profili e ai gruppi, insieme a visualizzazioni, commenti e condivisioni visibili;
- conserva chat, email, messaggi vocali e qualsiasi minaccia o richiesta di denaro ricevuta, senza cancellare nulla dal telefono o dal computer;
- annota in un documento a parte quando hai scoperto la diffusione, chi ti ha avvisato e ogni nuovo episodio.
In questa fase è meglio evitare di rispondere a chi ti ricatta, di minacciarlo o di trattare con lui, e soprattutto non pagare, perché il pagamento quasi mai ferma la diffusione e spesso apre la strada a nuove richieste.
Gli screenshot, da soli, possono essere contestati in un processo, dato che un’immagine sullo schermo si modifica con facilità e la difesa ha tutto l’interesse a metterne in dubbio l’autenticità. Per questo è consigliabile chiedere aiuto a un professionista, come un investigatore privato, che con un’acquisizione forense delle pagine e delle conversazioni attribuisce a ogni file un’impronta digitale univoca, il cosiddetto hash, e ne documenta la catena di custodia, così da garantire che il materiale non sia stato alterato.
Quando chi diffonde i contenuti si nasconde dietro profili falsi, account usa e getta o numeri sconosciuti, entra in gioco l’OSINT, cioè l’insieme delle tecniche investigative che raccolgono e incrociano informazioni da fonti aperte e liberamente accessibili. L’analisi può partire da un nickname riutilizzato su più piattaforme, da una foto profilo rintracciabile con la ricerca inversa delle immagini, dagli orari di pubblicazione, dai contatti in comune o dai dettagli che l’autore lascia trapelare nei messaggi, e collegando questi elementi è possibile provare a ricostruire chi si trova dietro un account anonimo e quali altri canali sta usando per far circolare il materiale.
Si tratta di un lavoro che deve restare entro i limiti di legge, senza accessi abusivi ad account o dispositivi altrui, perché solo così le informazioni raccolte possono essere utilizzate in sede giudiziaria. Lo stesso professionista, che deve essere in possesso della licenza prefettizia, può occuparsi sia della raccolta delle prove sia delle verifiche OSINT in modo riservato, mappando i luoghi online in cui il contenuto è comparso e consegnando all’avvocato e alle forze dell’ordine un fascicolo che ha valore in sede di denuncia.
Rimozione dei contenuti dai social e dalle piattaforme
Una volta messe al sicuro le prove, puoi chiedere direttamente ai social network di eliminare il materiale, perché le principali piattaforme, da Facebook e Instagram a TikTok e X, prevedono procedure di segnalazione specifiche per le immagini intime pubblicate senza consenso, e anche su Telegram è possibile segnalare canali e singoli messaggi.
Se il contenuto compare nei risultati di ricerca, Google mette a disposizione un modulo per chiedere la rimozione di immagini esplicite non consensuali, che non cancella la pagina di origine ma ne impedisce la comparsa tra i risultati. Accanto alle segnalazioni dirette, l’articolo 144-bis del Codice privacy consente di rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che entro 48 ore dal ricevimento della segnalazione interviene nei confronti delle piattaforme indicate.
La segnalazione si presenta tramite un modulo online sul sito del Garante e può essere fatta anche in via preventiva, se hai un fondato timore che qualcuno stia per pubblicare foto o video che ti riguardano, per esempio dopo una minaccia esplicita. La procedura richiede di trasmettere all’Autorità il materiale da bloccare attraverso un canale riservato, un passaggio che può pesare emotivamente ma che permette di impedirne la circolazione in modo mirato.
Le piattaforme che ricevono il provvedimento devono conservare il materiale segnalato per dodici mesi a soli fini probatori, una garanzia utile anche se decidessi di sporgere denuncia in un secondo momento. Esistono poi servizi internazionali come StopNCII.org, ai quali puoi affidarti, che generano un’impronta digitale delle immagini direttamente sul tuo dispositivo, senza caricarle online, e la condividono con le piattaforme aderenti per bloccarne la pubblicazione.
Denuncia per diffusione di immagini intime, revenge porn e supporto professionale
Per avviare il procedimento penale puoi presentare denuncia-querela alla Polizia Postale, a qualsiasi ufficio di Polizia o stazione dei Carabinieri, oppure depositarla presso la Procura della Repubblica con l’assistenza di un avvocato. Il reato previsto dall’articolo 612-ter è procedibile a querela della persona offesa e il termine per presentarla è di sei mesi dal momento in cui scopri la diffusione, il doppio rispetto ai tre mesi ordinari, mentre si procede d’ufficio quando la vittima è in condizioni di inferiorità fisica o psichica o si tratta di una donna in gravidanza, oppure se il fatto è connesso a un altro delitto perseguibile d’ufficio.
La remissione della querela può avvenire soltanto in sede processuale, una regola che serve a proteggere la vittima da eventuali pressioni. Se senti il bisogno di parlare con qualcuno, il numero 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, ti offre ascolto e orientamento, e i centri antiviolenza del territorio possono accompagnarti nei passaggi successivi anche dal punto di vista psicologico.
Se stai vivendo questa situazione proprio adesso, prova a fermarti un momento e a respirare, perché quello che ti è successo è una violazione grave e la vergogna deve appartenere soltanto a chi ha diffuso quelle immagini, non a te, che sei la vittima. Oggi hai a disposizione strumenti concreti per bloccare i contenuti e far valere i tuoi diritti.
Agire presto in questi casi è molto importante, perché permette di raccogliere le tracce prima che vengano cancellate e di limitare la circolazione del materiale, non restare in silenzio e non affrontare tutto da solo e senza aiuto.
Noi di PJ Investigation possiamo ascoltarti e aiutarti, qui troverai personale attento, che non ti giudicherà e ti supporterà garantendoti la massima riservatezza.
Se hai bisogno di aiuto, condurremo un’indagine con la massima discrezione, dall’acquisizione forense delle prove all’identificazione dei responsabili, lavorando anche in collaborazione con il tuo avvocato e con le autorità.
Contattaci anche solo per un primo confronto: ascolteremo la tua storia e ti aiuteremo a capire subito quali passi fare.





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