L’attenzione alla sicurezza informatica sta diventando sempre più alta nelle aziende, soprattutto a causa degli attacchi hacker e dei furti di dati che avvengono in particolare a carico delle imprese. La sicurezza informatica è sicuramente molto importante, ma non bisogna sottovalutare la necessità di proteggere le proprie informazioni anche da strumenti più “subdoli”, che potrebbero essere entrati in ufficio senza che ce ne si sia accorti, stiamo parlando delle microspie.
Installare una microspia è naturalmente un reato, eppure c’è chi ricorre ancora a pratiche scorrette come questa per riuscire a sentire quello che succede all’interno del consiglio di amministrazione o per scoprire le prossime mosse di un’azienda, cercando di captare in anticipo i prezzi ed eventuali strategie commerciali, con un danno economico che però si manifesta mesi dopo, magari quando si inizia a intuire che ci sia stata una fuga di notizie.
Una soluzione preventiva, a salvaguardia della propria azienda, può essere la bonifica da microspie in ufficio che serve a verificare con strumentazione professionale se negli ambienti di lavoro sono presenti dispositivi d’intercettazione audio o video e, in caso positivo, a documentarne la presenza, in modo da poterla usare come prova in sede legale, e procedere alla corretta bonifica degli ambienti.
Quali dispositivi si cercano con una bonifica da microspie in ufficio?
Il pensiero comune sulle microspie va sempre a quei piccoli trasmettitori radio, visti in una miriade di film soprattutto di stampo americano, che inviano l’audio in tempo reale a un ricevitore che deve essere posizionato poco distante, ma la tecnologia attualmente a disposizione di chi vuole spiare un’azienda è più varia e molti dei componenti usati si possono spesso acquistare facilmente online.
Tra le microspie classiche ci sono le cimici a radiofrequenza, poi ci sono le microspie GSM e quelle 4G, dotate perfino di una SIM, che si possono attivare con una chiamata o con il rilevamento della voce e che trasmettono ovunque ci sia copertura di rete, e infine i registratori digitali, che non emettono segnali e conservano l’audio in memoria almeno fino a quando qualcuno non li recupera.
Sul fronte video ci sono le microcamere, che hanno obiettivi di pochi millimetri e che possono essere integrate in rilevatori di fumo, orologi da parete, caricabatterie o prese multiple, cioè oggetti che nessuno guarda con sospetto proprio perché fanno parte dell’arredamento.
Esistono poi dispositivi che trasmettono a intermittenza, accumulando dati e inviandoli in pochi secondi a intervalli regolari, e che per questo sfuggono facilmente a un controllo fatto con un rilevatore economico da pochi euro.
I punti in cui questi apparecchi vengono nascosti tendono a ripetersi, e in genere un tecnico esperto controlla con particolare cura prese elettriche e scatole di derivazione, controsoffitti, lampade da scrivania, telefoni fissi, la parte inferiore dei tavoli nelle sale riunioni e gli oggetti ricevuti in regalo o consegnati di recente.
Quando la situazione lo richiede, la verifica può estendersi alle auto aziendali e ai dispositivi elettronici, dato che uno smartphone compromesso da un software spia potrebbe trasformarsi in una vera e propria cimice senza che nessuno debba entrare fisicamente in ufficio.
Quando conviene fare una bonifica da microspie in azienda
La richiesta di una bonifica dipende da alcuni fattori, ad esempio, la si potrebbe richiedere prima di un importante lancio commerciale o prima del lavoro su un progetto per partecipare a una gara, per essere certi che non ci siano cimici o microcamere pronte a spiare la strategia, oppure la si può richiedere quando c’è un sospetto o quando è evidente una fuga di informazioni.
Il segnale di una fuga di informazioni che non si riesce a spiegare in alcun modo, come un concorrente che fa uscire un prodotto nuovo esattamente come quello studiato dalla propria azienda, un cliente contattato da un’altra azienda durante una trattativa riservata oppure un progetto di gara con un prezzo di poco inferiore a quello proposto e con una strana vicinanza all’idea strutturata dal proprio team, può portare ad avere dei dubbi che si vogliono fugare.
Ci sono poi anche altri indizi che si devono attenzionare, come interferenze insolite sulle linee telefoniche, oggetti spostati o comparsi senza motivo negli uffici della direzione, accessi fuori orario registrati dal sistema di controllo o piccoli segni di manomissione su prese e pannelli del controsoffitto.
Accanto a questi casi c’è una logica preventiva, che nelle aziende strutturate si traduce in una bonifica periodica degli ambienti più sensibili e in controlli mirati nelle fasi in cui l’interesse esterno per le informazioni aziendali cresce.
Rientrano in questa categoria le operazioni di fusione o acquisizione, la preparazione di gare d’appalto, il deposito di un brevetto, il cambio dei vertici o una causa legale in corso, situazioni in cui qualcuno potrebbe avere un motivo concreto per ascoltare quello che si dice in quelle stanze.
Ha senso programmare un controllo anche dopo eventi in apparenza banali, come la fine di lavori di manutenzione affidati a ditte esterne, il trasloco in una nuova sede o l’uscita conflittuale di un dipendente che aveva accesso agli uffici riservati, oppure a ridosso di un incontro con investitori in cui verranno discussi dati che non devono essere in alcun modo divulgati.
Come funziona la bonifica ambientale: strumenti e fasi dell’intervento
Il primo contatto con l’agenzia andrebbe fatto da un telefono esterno all’azienda e da un luogo diverso dagli uffici da controllare, perché se una microspia è davvero presente parlarne nella stanza sorvegliata significa avvisare chi ascolta, che potrebbe spegnere o rimuovere il dispositivo prima dell’arrivo dei tecnici.
Per lo stesso motivo gli operatori si presentano in genere con un’auto privata e abiti comuni, senza loghi o divise, e concordano l’intervento in orario serale o nel fine settimana, quando in ufficio non c’è personale.
La parte tecnica comincia con l’analisi dello spettro radio, che mappa tutte le frequenze attive nell’ambiente e permette di distinguere i segnali legittimi, come la rete Wi-Fi aziendale, da quelli anomali che potrebbero provenire da un trasmettitore nascosto.
Insieme all’analizzatore di spettro i tecnici usano rilevatori specifici per le reti mobili, un rilevatore di lenti che individua gli obiettivi delle microcamere grazie al riflesso della luce e una termocamera, che mette in evidenza il calore prodotto dai componenti elettronici anche dentro un mobile o una parete.
Per i dispositivi spenti o che registrano senza trasmettere si ricorre al rilevatore di giunzioni non lineari, uno strumento che individua i semiconduttori presenti in qualsiasi circuito elettronico, acceso o meno, e che permette di trovare anche un registratore in standby nascosto nell’imbottitura di una poltrona.
Ai controlli strumentali si affianca l’ispezione fisica dei punti sospetti, fatta a mano e con l’aiuto di endoscopi nelle cavità più difficili da raggiungere, come canaline e controsoffitti.
Per quanto riguarda i tempi, un singolo ufficio di medie dimensioni richiede in genere tra i trenta minuti e un’ora, mentre per un intero piano con più sale riunioni ci potrebbe volere anche una mezza giornata, in base alla quantità di arredi e all’eventuale verifica di auto e dispositivi mobili.
Relazione tecnica e prevenzione dopo la bonifica
Quando durante il controllo viene trovata una microspia, staccarla e gettarla via compromette la possibilità di usarla come prova, perché il dispositivo è il corpo di un reato e va prima documentato con fotografie, posizione esatta e caratteristiche tecniche.
Il codice penale punisce le interferenze illecite nella vita privata e l’installazione di apparecchiature per intercettare le conversazioni, in particolare con gli articoli 615-bis e 617-bis, e la scelta su come procedere, compresa la possibilità di lasciare il dispositivo al suo posto per risalire a chi lo ha installato, va presa insieme a un legale e alle forze dell’ordine a cui presentare la denuncia.
Al termine dell’intervento, qualunque sia l’esito, si riceve una relazione tecnica firmata dagli operatori, con gli ambienti controllati, gli strumenti utilizzati, le frequenze rilevate e le eventuali anomalie, scritta in modo comprensibile anche per chi non ha competenze tecniche.
Il documento ha valore in caso di contenzioso e serve anche a dimostrare, per esempio durante un audit o nei rapporti con partner e investitori, che l’azienda ha adottato misure concrete per proteggere le informazioni riservate.
Nella relazione trovano spazio anche le indicazioni per ridurre il rischio in futuro, che di solito riguardano il controllo degli accessi alle sale riunioni, la registrazione delle ditte esterne che lavorano negli uffici, la verifica degli oggetti destinati alla direzione e, dove serve, l’installazione di generatori di rumore acustico o sistemi di rilevamento fissi.





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